mercoledì 15 dicembre 2010

THE SOCIAL PERSON

Oggi su America24:

Oggi TIME ha annunciato che la faccia sulla tradizionale copertina di “Persona dell’anno” per il 2010 sarà quella tardo adolescenziale di Marc Zuckerberg, il fondatore di Facebook.
Questa la motivazione:

“Quasi sette anni fa, nel febbraio 2004, quando era una matricola diciannovenne ad Harvard, Zuckerberg creò un sito internet dalla sua cameretta del collegio universitario. Si chiamava TheFacebook.com, e si presentava come una “directory telematica che mette in contatto le persone attraverso i social network delle università”. Quest’anno Facebook – che ha perso per strada l’articolo “the” – ha raggiunto il 550milionesimo iscritto. Una persona ogni dodici su questo pianeta ha un account Facebook. Nel loro insieme, gli utenti Facebook sono una moltitudine che parla 75 lingue, trascorre 700 miliardi di minuti all’anno sul sito, ed aumenta di circa 700mila persone ogni giorno. Cos’è accaduto? In meno di sette anni, Zuckerberg ha legato un dodicesimo dell’intera popolazione mondiale in un’unica rete, creando così un’entità sociale quasi doppia rispetto alla popolazione statunitense. Se Facebbok fosse una nazione, sarebbe la terza al mondo per dimensione demografica, seconda solo a Cina ed India. Nacque come uno scherzo, un passatempo; ma si è trasformato in qualcosa di vero, qualcosa che ha cambiato il modo in cui gli esseri umani si relazionano fra loro su un piano che coinvolge l’intera specie. Oggi noi conduciamo la nostra vita sociale attraverso un network non-profit…che, almeno sulla carta, ha reso Zuckerberg sei volte miliardario. Facebook si è affermato come il tessuto sociale della vita americana, anzi non solo americana ma umana: quasi metà dei cittadini americani ha un account Facebook, ma il 70% degli utenti Facebook vive fuori dagli USA. Si tratta di un dato permanente della nostra realtà sociale globale. Siamo entrati nell’era di Facebook, e Mark Zuckerberg è l’uomo che ci ha portati qui”.
E’ tutto vero, anche se a ben vedere si tratta di un fenomeno che ha segnato almeno gli ultimi tre o quattro anni, e non il 2010 in particolare; anche la crescita del sito quest’anno non ha fatto che seguire senza impennate un trend costante in atto da anni. Semmai, questo è l’anno in cui questa storia è stata raccontata al mondo, venendo rappresentata nel film “The Social Network”, che a sua volta potrebbe essere considerato per molti versi il film dell’anno.

L’anno scorso la “Persona dell’anno” 2009 per TIME era il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke; l’anno precedente, ovviamente, il neoeletto Barack Obama.
Quest’anno il favorito pareva essere il fondatore di WikiLeaks Julian Assange, che peraltro ha vinto il sondaggio popolare sul sito del settimanale (nel quale Zuckerberg si è fermato appena al decimo posto), ma che era già apparso sulla copertina del numero di due settimane fa, il che suonava in effetti come secondo posto sul podio.
Non a caso, nel ritratto che affianca e completa la motivazione si dà una sorta di giustificazione:

“Zuckerberg e Assange sono due facce della stessa medaglia. Entrambi esprimono un desiderio di trasparenza. Mentre Assange attacca gradi istituzioni e governi con una trasparenza involontaria con l’intento di indebolirli, Zuckerberg pone gli individui in grado di condividere volontariamente informazioni, con l’idea di rafforzarli. Assange vede il mondo come pieno di nemici, veri e immaginari; Zuckmberg lo vede pieno di potenziali amici. Entrambi hanno in scarsa considerazione la privacy: nel caso di Assange perché lo sente come un qualcosa che consente al malanimo di prosperare, e nel caso di Zuckerberg perché la vede come un anacronismo culturale, un impedimento rispetto ad una connessione più efficace ed aperta fra le persone”.

Il pezzo si chiude notando che “a 26 anni, Zuckerberg è di un anno più vecchio di quello che fu il primo “Uomo dell’anno” per TIME, Charles Lindbergh — un altro giovane uomo che usò la tecnologia per costruire un ponte fra continenti. Ha la stessa età che aveva la Regina Elisabetta quando fu “Persona dell’anno” nel 1952; ma a differenza della Regina, non ha ereditato un impero: ne ha creato uno”.

mercoledì 8 dicembre 2010

AL GORE FOR PRESIDENT


Nel decennale della sentenza della Corte Suprema che assegnò a George W. Bush la vittoria dell'elezione presidenziale del 2000, il New York Times Magazine esce con una spassosa fantastoria della presidenza che non è stata, un racconto di come avrebbe potuto andare la storia se l'inquilino della Casa Bianca fosse stato l'ex vice di Bill Clinton.

L'idea è tutto fuorché originale: un "Flog", ossia un fictionary blog, costruito su questo tema e sorprendentemente anonimo, intitolato "The Gore Years" , venne messo online già nel 2006.
E soprattutto, meno di un anno fa Newsweek propose una prima versione del medesimo gioco, affidandolo a tre diverse firme (tra le quali spiccava quella di Christofer Hitchens).
Quella che ora il NYT Mag propone è in effetti una riedizione della stessa idea, ma in una versione molto più corposa e complessa: gli otto anni del doppio mandato del presidente immaginario vengono spezzati in sei segmenti, ciascuno dei quali è affidato ad un diverso autore. La prima firma, cui è toccato cimentarsi nella narrazione di come il Presidente Gore affronta il "suo" Undici Settembre, è quella dell'eclettico scrittore Kurt Andersen, non nuovo al genere del romanzo storico; del tutto analogo il curriculum del sul collega Kevin Baker che firma il secondo episodio, incentrato sulla guerra in Afghanistan; decisamente meno scontata - e meno politicamente corretta - la firma del terzo capitolo, quello dedicato alla rielezione, che appartiene a Glenn Beck, sfrontato tribuno della famigerata Fox News nonché punto di riferimento televisivo del movimento dei Tea Party , il quale con la perfidia per la quale è noto immagina che nel secondo mandato l'ex vice di Bill si prenda Hillary come vice; nel capitolo successivo la premio Pulitzer Jane Smiley racconta di un tentativo di assassinio cui il presidente riesce a scampare; segue il racconto della fase finale della presidenza mancata e della campagna elettorale per la successione (John Edwards contro Mitt Romney), a firma del romanziere, saggista, sceneggiatore e critico letterario Walter Kim; e per finire, lo stesso autore che ha iniziato il racconto lo conclude, immaginando l'alba di una presidenza Romney all'ombra della cui popolarità il povero Gore esce di scena decisamente malconcio.
Mettetevi comodi e buona lettura.

giovedì 2 dicembre 2010

RISULTATI DEFINITIVI / 1


La mappa qui sopra, messa online oggi da Larry Sabato, riassume i cambiamenti determinati dalle MidTerm di un mese fa alla Camera dei Deputati, evidenziando quella che lui chiama "regional polarization".

Ogni pallino rosso sulla mappa corrisponde ad un seggio alla camera che i Rep. hanno strappato ai Dem. - e sono 66 (sessantasei).

Viceversa per quelli blu, che sono tre: quindi il vantaggio netto ottenuto dal GOP è di 63 seggi (confermate quindi le stime della prima ora, che accreditavano ai Rep. almeno 60 nuovi seggi).

Dei seggi conquistati dai Rep., solo 23 si trovano in regioni nelle quali il GOP va tradizionalmente forte, mentre il grosso (29 seggi) si trova "negli Stati centro-settentrionali in mezzo al Midwest industriale", con picchi in Pennsylvania e in Ohio ma anche nello Stato di New York e in Illinois; per cui i Dem hanno retto - peraltro molto bene - solo sulle due coste (proprio come notavo qui già "a caldo").

A seguire i dati definitivi per il Senato. Stay Tuned.

Wikio

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