martedì 23 giugno 2009

SO, MR. PRESIDENT

Toni Capuozzo dice che John McCain, al senato americano, ha detto su Neda, la ragazza di Teheran, le cose che avrebbe voluto sentir dire da Obama.

Non posso non condividere questa considerazione, non solo per quello che il senatore dell'Arizona ha detto, ma anche per come lo ha detto. Da notare la valorizzazione politica dei social network: Facebook, Twitter, Youtube... Decisamente il discorso "umanitario" che ci saremmo aspettati dalla star della facebook-politica, da Mr. "Change We Can Believe In". McCain sarebbe stato un grande presidente, altro che troppo anziano. Tra i due, oggi, il vecchio grigio conservatore è Obama. E' un fatto, e non a caso viene rimarcato anche da sinistra.

Qui sopra il video dell'intervento di McCain; qui sotto il testo integrale.

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"There is a news report from the Associated Press entitled "iranian police use force to break up protests":

Tehran, Iran. Riot police attack hundreds of demonstrators with tear gas and fired live bullets in the air to disperse a rally in central tehran monday, carrying out a threat by the country's most powerful security force to crush any further opposition protests over the disputed presidential election. Witnesses said helicopters hovered over head as about 200 protesters gathered at a square, but hundreds of antiriot police quickly put an end to the demonstration and prevented any gathering, even small groups, at the scene. Iran said at least 17 protesters have been killed in a week of unrest after the electoral press said that Ahmadinejad was the winner are of the elections. Severe restrictions on reporters have made it almost impossible to report on any demonstrations, clashes an casualties. Iran has ordered reporters from foreign news agencies to stay in their offices, barring them from any reporting on the streets.

So the story goes on. Demonstrations followed by repression, followed by murder in the streets and as these things seem to evolve, an event took place which may be the defining moment just yesterday in the struggle of the iranian people to be able to peacefully disagree with their government in this case because of a corrupt and fraudulent election without being killed in the streets and beaten and imprisoned.

And it has to do with a woman named Neda, and I quote from an NBC News story dated june 2009. And i quote --

"she sinks to the ground and a few minutes later she's dead. a video that has been repeatedly posted on the internet reports to show the last moments of Neda, a young iranian woman shot in the heart by government sharp shooters. Overnight she has become a symbol of the opposition. The shaky blurred images of a young woman collapses on to the pavement. Dark pool of blood spreads beneath her body. Two men kneel against the -- next to the woman and press on her chest emscreaming. The camera filming him zooms in on her face, her face turns to the side and blood streams out of her nose an mouth. Neda, don't be afraid says one man. Another man seeks to put her in the car and the video stops. The video appeared on the network sites Facebook and Twitter saturday evening, and it became a viral sensation being forwarded repeatedly. User groups were determined to get around Youtube's ability to get around the graphic film. It became forwarded so often, that it became imresponsible for Youtube to remove it".

So -- so, Mr. President, we've seen, as we have in cases of brutal repression throughout history, the living example or the dying example of martyrdom. And by sunday morning Neda became the fifth most commented topic on Twitter. She had already become a kind of Joan of Arc. "It took only one bullet to kill Neda, it will take only one Neda to stop iranian tyranny" was one posting. "Neda died with opened eyes. Shame on us who lived with closed eyes". "They killed Neda, but not her voice" was another. During the day, people replaced their profile pictures with tributes to the young woman such as, "i am Neda," or "Neda forever." Another posted images of a broken heart in green, the color of the opposition movement.

So, Mr. President, a debate has been going on as to how much the United States of America, its President, the Congress, and the american people should speak out in favor and in support of these brave iranians - average age in Tehran is 33 years of age - and their quest for the fundamentals of freedom and democracy that we have enjoyed for more than a couple of centuries.

So, Mr. President, today I, and all America, pays tribute to a brave young woman who was trying to exercise her fundamental human rights, and was killed on the streets of Tehran. All americans are with her. Our thoughts and our prayers for her, her family, and her countrymen".

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PS - PRESIDENTIAL UPDATE: pare che questo pomeriggio nella conferenza stampa alla Casa Bianca Obama si sia finalmente deciso a concedere qualche parola un po' meno insipida sulla questione, condendola, guarda caso, con una allusione ai nuovi media grazie ai quali falliscono i tentativi di censura del regime di Teheran. E pare anche anche che, alla immancabile domanda di un cronista se l'intervento di McCain avesse contribuito nello spingerlo a sforzarsi un po' di più, abbia risposto con un sorriso beffardo ed abbia avuto il buon gusto di sottolineare: "solo io sono il Presidente". Sticazzi, Mr. President...

PPS - DAY-AFTER UPDATE: l'inviato dell'Economist nel suo blog recensisce la conferenza stampa presidenziale di ieri come "probabilmente la più pepata vista sin qui", ma non in un'accezione elogiativa. Anzi. Parla di un Obama propenso a sottrarsi alle domande scomode, liquidandole con battute polemiche, al punto da rischiare di alienarsi l'entusiastico favore della stampa di cui ha sin qui goduto. Stesse impressioni dal collega della CBS e da quello del Washington Post. E quello dell'Atlantic è rimasto così contento che al rientro dalla conferenza stampa ha pensato bene di scrivere sul suo blog un post sul calo della popolarità di Obama negli ultimi sondaggi.

lunedì 22 giugno 2009

BLUE HAWAII

Risate a denti molto stretti in tempi di turbolenze globali crescenti.
Corre voce che la Corea del Nord abbia in programma un altro esperimento balistico, stavolta sulle Hawaii, il 4 luglio tanto per aggiungere un po' di verve ai tradizionali "botti" dell'Independence Day.
Servizio della Associated Press intitolato "Il lancio del missile nordcoreano mette a dura prova i nervi degli abitanti delle Hawaii".
A qualcuno viene anche in mente che l'attuale presidente c'è nato, alle Hawaii.
Commento dei mascalzoni di Hot Air: "Inizialmente l'articolo della Associated Press era intitolato “La Korea del Nord minaccia il luogo natìo di Obama con ordigni nucleari", ma il titolo è stato cambiato perché, per qualche motivo, era fonte di panico in Kenia"...

giovedì 18 giugno 2009

LUPI E AGNELLI A TEHERAN

“Democrazia sono due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a colazione.
Libertà è un agnello ben armato che contesta il voto”.


(falsamente attribuita a Benjamin Franklin.
In realtà è dell'opinionista libertario Jim Bovard)

giovedì 11 giugno 2009

AUTORE IN CERCA DI PERSONAGGIO


Tre mesi fa Bob Kagan accusava Obama di eccesso di realpolitik, e lo esortava provocatoriamente a distinguersi da Bush implementando finalmente una vera "freedom agenda", anziché dismettendola anche sul piano retorico.

Adesso dice che Obama è "il presidente più wilsoniano dell'ultimo secolo", cioé il meno incline alla realpolitik.

Da notare che Kagan ha speso gli ultimi quindici anni nel tentativo di convincere i repubblicani che non bisogna temere di passare per "wilsoniani" (cioé per internazionalististi idealisti): partì proprio dalla critica a questo "tic" quando nel 1996 pubblicò a quattro mani con Bill Kristol quello che può essere considerato il primo vero manifesto della politica estera "neocon" (e in cui scaltramente aggirava l'ostacolo definendo "neo-reaganiana" la politica estera che un repubblicano standard avrebbe disdegnato come neo-wilsoniana); e tre anni fa pubblicò un pamphlet in cui, incornando a testa bassa l'antico luogo comune che vede nell'isolazionsimo l'atteggiamento più "tradizionalmente" americano in politica estera, teorizzava che quella comunemente definita come "wilsoniana", è invece la politica estera più autenticamente americana, mentre ad essere un-american sarebbe proprio la realpolitik.

Ora, il corsivo che il nostro ha firmato domenica scorsa ha il retrogusto di una consacrazione un tantino fettolosa.
Anzi: decisamente troppo frettolosa, e probabilmente presto destinata ad ulteriori, imbarazzate smentite od auto-smentite, come in questi giorni è già capitato a quelli del WSJ (vedi la puntuale segnalazione di Fede Punzi).

La verità è che non esiste ancora una "Dottrina Obama", non c'è ancora una chiara e definita "idea di fondo" che definisca le linee guida della politica estera dell'attuale amministrazione.

E quindi, tutti gli aspiranti "autori" si agitano per mettere il proprio cappello sulla testa di un personaggio che, per ora, si presta ancora ad essere interpretato in molti modi.

How long?

venerdì 29 maggio 2009

RETROMARCIA DI OBAMA SU PUTIN? MAGARI...


Oggi sulla prima pagina de Il Foglio un pezzo a tinte forti ( non-firmato dal sempre ottimo Daniele Raineri ) dipinge questo strepitoso quadretto:

"Con i suoi modi soft e non conflittuali, il presidente americano Barack Obama è un nuovo antiputiniano. Anzi, è il nuovo anti Putin.
[...] L’Amministrazione Obama ha provato lo scambio con la Russia, uno scambio geopolitico ampio su tanti terreni diversi. Non sta funzionando [...]

Washington aveva chiesto a Mosca cooperazione sull’Iran, per fermare il programma di armamento atomico. In cambio avrebbe abortito il progettato scudo spaziale, che i russi percepiscono come una minaccia. Per tutta risposta la Russia sta ancora trattando con Teheran la vendita di missili contraerei S-300, che renderebbero arduo qualsiasi attacco per scongiurare l’arrivo della Bomba atomica iraniana. Due settimane dopo l’incontro Clinton-Lavrov, il generale russo Nikolai Solovtsov ha annunciato che il prossimo dicembre, appena scadrà il trattato Start-1, Mosca metterà in stato di allerta permanente un centro di comando e una divisione armata con i nuovi missili intercontinentali nucleari Rs-24. Sono armi di nuova generazione, che non seguono un semplice arco balistico ma che al rientro nell’atmosfera si dividono in tante testate che hanno anche capacità di manovra: per eludere e penetrare meglio lo scudo spaziale americano.

La cooperazione non funziona perché America e Russia non hanno interessi reciproci,
ma conflittuali. Sull’Iran, Mosca vuole continuare a essere il canale di intermediazione privilegiato. E Washington replica pensando a un gasdotto che, passando dal sud asiatico e anche attraverso l’Iran, taglierà fuori la Russia dal mercato energetico europeo.

Sull’Afghanistan, Washington vuole battere i talebani il prima possibile e tirarsi fuori da una guerriglia infernale. Mosca, di nuovo, punta a trascinare le cose, per continuare a essere un controllore d’area importante [...]
Considerato che la relazione non funziona come sperato, alla Casa Bianca riprende vigore la corrente più ostile alla Russia: il presidente Barack Obama è un ex allievo di Zbigniew Brzezinski alla Columbia University, e Brzezinski è un sopravvissuto della Guerra fredda. “Putin è come Hitler”, dichiarò l’estate scorsa durante la guerra in Georgia. La sua visione strategica, risalente alla guerra in Afghanistan, è sempre stata: isolare la Russia, combattere i suoi interessi fin nel Caucaso e nell’Asia centrale.
[...]
Il meeting Nato Russia del 7 maggio è saltato. [...]

La ritrovata freddezza arriva sull’Italia. In silenzio, l’Amministrazione Obama preferisce sia Fiat a vincere la gara per Opel, asset di General Motors: non vede di buon occhio la cordata Magna, che dispone di molta liquidità ma fa capo a Sberbank, la più grande banca russa, 64 per cento in mano allo stato (e quindi a Putin). Cambia anche la nostra politica estera: il nostro tradizionale ruolo di cerniera, il Cav. con lo Stetson da cowboy e il Cav. con il colbacco in testa, non è più possibile. O da questa o da quella parte. In attesa di capire che cosa faremo, la Casa Bianca non si fa sentire".
...E, a proposito dell'ultimo paragrafo sulle possibili ricadute italiche, segnalo anche, agli appassionati di dietrologia (io no), il succulento pezzo di Fausto Carioti su Libero di oggi (scritto ricamando su uno di Lucia Annunziata su La Stampa di ieri).

Che dire? Dopo i disgustosi azzardi di tre mesi fa, un simile revirement sembra troppo bello per essere vero...

mercoledì 27 maggio 2009

DONNA, ISPANICA... E CATTOLICA


"Donna ed ispanica": quasi tutti i media (soprattutto quelli nostrani) sintetizzano in questo modo la repentina scelta di Obama per la Corte Suprema.

Solo il Boston Globe sembra voler dare una certa importanza ad un terzo attributo della candidata, tutto sommato non del tutto irrilevante:

"Il Giudice Sonya Sotomayor si connota per molte cose, ma un elemento della sua biografia spicca nell'ambiente di chi si interessa al ruolo pubblico della religione: è cattolica, e, se verrà confermata come nuovo membro alla Corte Suprema, sarà il sesto giudice cattolico in tribunale di nove membri. Il che rappresenta un traguardo considerevole per i cattolici americani, che sono appena il 23% della popolazione statunitense ma si avviano ad occupare ben il 67% dei seggi della Corte Suprema. Due dei giudici sono ebrei; le dimissioni del Giudice David Souter, che è un episcopale, farà sì che riamnga - incredibilmente, data la storia din questo paese - un solo protestante alla Corte Suprema, ossia l'ottantanovenne Giudice John Paul Stevens".

Anche il New York Times se n'è accorto, ma preferisce rissumere il concetto con un disegnino.

Il dato è talmente suggestivo da suscitare entusiasmo (forse un po' incauto...) persino su alcuni siti pro-life, che si divertono a leggere in controluce un suo precedente giuridicamente favorevole alla "Mexico City Policy".

Amen.
PS - DAY-AFTER UPDATE: Notevole approfondimento sul tema nell'edizione odierna del Washington Times (piccolo concorrente conservatore del più noto, e progressista, W. Post). L'autrice non tralsacia di segnalare che la Sotomayor è divorziata, e che la sua nomina è stata accolta con plauso dalla Catholics United che è una lobby cattolica progressista (e nel testo del relativo comunicato il secondo attributo spicca più del primo, aggiungo io).

lunedì 4 maggio 2009

ANDREA HA RAGIONE, OBAMA NON SO


I concurr con il mio collega obamista preferito nel ritenere l’annuncio delle dimissioni del giudice costituzionale David Souter (che è stato spesso un “ago della bilancia”,a partire dal 1992 nella storica sentenza del caso “Planned Parenthood contro Casey”, quando il suo voto fece la differenza nel confermare i principi dettati da “Roe contro Wade”) una delle notizie cruciali per capire dove andrà l’America, diciamo, da qui alla fine dell’anno.
Le ragioni, per quanto mi riguarda, sono sempre quelle che abbozzai in questo post di tre mesi fa.
Questo aspetto del nuovo corso politico americano, lungamente trascurato anche dai media d'oltreoceano, rischia ora di tornare alla ribalta. Tanto per fare un esempio "leggero", il sito di TIME ha "casualmente" messo online una (peraltro piuttosto frettolosa) fotostoria dei cinque casi più controversi di nomine alla Corte.

Mi permetto un piccolo, pignolo appunto ad Andrea: Souter non fu l’unico giudice costituzionale nominato da Bush padre. Oltre a lui, il predecessore di Clinton nominò anche Clarence Thomas, unico membro di colore nella storia della Corte, chiamato nel 1991 a sedere nello scranno lasciato vacante da Thurgood Marshall.

giovedì 2 aprile 2009

SEGNI DEI TEMPI

Certo, uno cerca di non amareggiarsi leggendo la notizia che il principale grattacielo che svetterà su "Ground Zero" al posto delle Twin Towers non si chiamerà più con il nome patriottico "Freedom Tower" ma, più asetticamente, "1 World Trade Center", che poi era il nome di uno dei due gemelli abbattuti dagli attentati del 2001.
In fondo il passo indietro, rispetto all'iniziale baldanza sottesa all'edificazione di una torre alta 1776 piedi per evocare l'anno dell'indipendenza, è comprensibile; e tutto sommato predomina la buona notizia che i lavori, dopo interminabili lungaggini (in teoria l'edificio dovrebbe essere pressoché ultimato, in realtà ad oggi esiste solo sulla carta, anzi sul web), ed estenuanti controversie, a quanto pare finalmente sembrano muoversi.

Uno, dicevo, cerca di pensarla così, con un po' di pragmatismo, e di non amareggiarsi; poi però si legge che

"il fatto che la questione del cambio di nome sia venuta fuori con la firma del contratto con una società cinese legata al governo di Pechino, ha lasciato l'amaro in bocca a molti. Certo sono proprio i cinesi, che useranno i piani che hanno affittato come luogo d'incontro tra le loro imprese che operano negli Usa e quelle americane interessate al grande mercato asiatico, ad aver riaperto la possibilità di rendere la torre una grande centro di scambi commerciali"...

...e prevale l'amarezza.

Wikio

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